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venerdì 20 gennaio 2012

DEVOZIONE RELIGIOSA O ROMANTICISMO D'ALTRI TEMPI? - Curiosa ambiguità di un'iscrizione a Rialto

La poetessa Gaspara Stampa
"Voi ch'ascoltate in queste meste rime,
in questi mesti, in questi oscuri accenti
il suon degli amorosi miei lamenti
e de le pene mie tra l'altre prime,
ove fia chi valor apprezzi e stime,
gloria, non che perdon, de' miei lamenti
spero trovar fra le ben nate genti,
poi che la lor cagion è sì sublime."
Così poetava Gaspara Stampa, poetessa padovana del Seicento, nella Poesia I del capitolo dedicato all'Amore della sua più celebre opera: "Le rime".
Una poesia in cui si augura fama per i suoi versi, comprensione e gloria per ciò che scrive: buon auspicio che probabilmente anche l'autore di questi meno nobili ma comunque suggestivi versi avrebbe voluto sentirsi dire:
"SU LE LABRA E NEL COR
SEMPRE MI SIA
IN VITA E IN MORTE
IL NOME TUO MARIA".
L'incisione in questione a Palazzo dei Camerlenghi
Ma c'è chi avanza dubbi? Siamo sicuri che questa bella e semplice iscrizione a lato del Palazzo dei Camerlenghi sia proprio dedicata all'amore? Oppure è un sentimento più religioso, un'augurio a una Maria non terrena, ma alla Madre di Dio?
I versi di Gaspara Stampa sarebbero un meraviglioso commento a questa cuirosa iscrizione: non solo nel caso di un amore terreno ma anche di uno mistico, che va al di là di quanto si possa spesso capire, comprendere...

venerdì 1 luglio 2011

FATTI ASSURDI A VENEZIA (2 parte) - Crolla il ponte di Rialto!

Il Ponte di Rialto quando era ancora di legno
Se la videro proprio brutta quei poveretti venuti a vedere la marchesa di Ferrara. 1444. La folla giunse da tutta venezia per vedere una spagnola, figlia illegittima del re di Spagna, Maria d'Aragona - Trastamara. La donna attraversava in barca il Canal Grande quando i Veneziani si assieparono per vedere la sposa di Leonello d'Este, marchese di Ferrara. Il Il ponte di Rialto era all'epoca più fragile perchè levatoio e perchè di legno.
Ma la gente accorsa era davvero troppa: i travi di legno che sostenevano il ponte di Rialto iniziarono a curvarsi e i sistemi di chiusura del ponte (che era levatoio) si spaccarono sotto il peso troppo esagerato. Il ponte si aprì e trascinò nel canale tutta la struttura. I popolani scivolarono in acqua trascinati dal ponte. Non morì nessuno: si salvarono e furono soccorsi ma il danno al ponte di Rialto fu ingente. La struttura fu riparata velocemente e alla meglio tanto che nel 1524, ottant'anni dopo, i nipoti dei precedenti sventurati caduti in mare a causa del cedimento del ponte di Rialto ebbero la stessa disavventura dei loro anni.

giovedì 30 giugno 2011

LE STATUE PARLANTI DI VENEZIA - Maroco de le Pipone, il gobbo di Rialto, Sior Antonio Rioba

Maroco de le Pipone a Piazza San Marco
Il Gobbo di Rialto
Sior Antonio Rioba
Rilievo col cammello a Palazzo Mastelli a Cannaregio
In Piazza San Marco tra le due colonne dove anticamente si svolgevano le condanne capitali potete trovare questa curiosa statua, un po' rovinata dall'usura, dalla pioggia... E forse anche dai vandali! Si tratta di Maroco de le Pipone (ovvero Marocco dei Meloni). Secondo la tradizione popolare questo strano personaggio era un venditore di questo frutto. Maroco aveva un'importanza notevole: data la sua vicinanza con il centro del potere, Palazzo Ducale, su  di lui i buontemponi affiggevano fogli con poesiole in rima o critiche al malgoverno. L'esistenza di questa statua era fondamentale perchè una volta non vi era una grandissima libertà d'espressione e benchè Venezia fosse più libera di altri stati non permetteva certo i diritti del mondo contemporaneo. Altra statua parlante è il Gobbo di Rialto: ritrae un uomo inginocchiato che fa lo sforzo di sostenere una pedaa che si può raggiungere salendo dei gradini. Si tratta di un "pulpito nero" sul quale salivano messi e banditori per annunciare giudizi, sentenze e condanne a morte ma anche nuove leggi e anche per dare l'esito delle votazioni per il titolo di doge di un qualsiasi magistrato. Anche il Gobbo di Rialto, quindi, era una in una zona strategica: dopo aver sentito la sentenza il buontempone appendeva il foglio alla statua che era vicinissima al Ponte e al Mercato di Rialto (le Fabbriche Nove) quindi in un campo in cui tanta gente transitava e poteva leggere gli avvisi. Infine l'ultima statua, Sior Antonio Rioba protagonista di una grande disavventura negli ultimi tempi causata dallo sfregio subito col taglio della testa. E' la più famosa delle statue di Venezia ed era un vero dissidente del governo Veneto! Paragonato con il romano Pasquino Rioba diede il suo nome a centinaia di scrittori dilettanti che si firmarono in maniera di non essere riconosciuti. La storia di Rioba si tinge di leggenda. A Palazzo Mastelli del Cammello vivevano tre greci giunti a Venezia dal Peloponneso: si chiamvano Rioba, Sandi e Alfani. Erano fratelli e uomini disonesti sempre dediti a truffe, speculazioni e ogni sorta di attività illecita. La Republica di Venezia non fece nulla e i Veneziani si rivolsero a Dio perchè li liberasse da quei furfanti che facevano del male a tanta gente. Allora il buon Dio decise di mettere alla prova i tre fratelli e preparò un inganno per loro. Un giorno i tre ricevettero una donna che piangeva: disse di essere ricca e nobile ma vedova da poco e di aver perso assieme al marito una gran quantità di denaro nel suo negozio di stoffe. La donna temeva di restare sul lastrico. Allora i tre fratelli le proposero di acquistare dei tessuti di bassa qualità, di quelli che non si vendono neanche a causa della loro bruttezza. Ma i tre greci presentarono i tessuti come pregiate sete cinesi. La donna era così disperata che credette ai tre e diede loro delle monete per acquistare le stoffe. Appena i tre toccarono il denaro iniziarono a pietrificarsi. La donna disse di essere Santa Maria Maddalena e di aver finto tutto: Dio l'aveva inviata per mettere alla prova i tre fratelli ma questi avevano confermato la loro cattiveria e dovevano essere puniti. La pietrificazione terminò e i tre fratelli divennero delle statue: la Santa ordinò ai Veneziani di posizionarle nella zona attorno al Palazzo come monito per gli usurai e per quanti volessero ingannare il prossimo. Così nacque sior Antonio Rioba: il nome del truffatore greco divenne cognome e gli fu aggiunta la qualifica di Sior accompagnata dal patronimio Antonio, molto diffuso nell'epoca (XII secolo) della costruzione del palazzo Mastelli: probabilmente proprio in questo periodo furono create le statue di Sior Antonio Rioba e dei suoi fratelli pietrificati. Dobbiamo infine ricordarci che sempre in questo secolo furono innalzate nella piazzetta di San Marco le colonne e probabilmente proprio allora fu scolpito Maroco de le Pipone. E sempre nel XII secolo è stato forse realizzato il Gobbo di Rialto o comunque una statua simile che è stata poi sostituita con l'attuale. Quindi possiamo dire che il sistema delle Statue Parlanti di Venezia che criticavano il governo e comunicavano con i cittadini e tra di loro rimonta proprio al Basso Medioevo.